giovedì 3 dicembre 2015

Decameron oggi

In molti hanno provato a interpretare, adattare semplificare l'opera di Giovanni Boccaccio.

L'anno scorso è uscito Meraviglioso Boccaccio di Fratelli Taviani che dell'opera di Boccaccio metteva in rilievo soprattutto la cornice aristocratica, insistendo su una castità dei dieci narratori che francamente non ho mai riscontrato nel'opera di Boccaccio.

Pasolini, nel 1970, aveva fatto un lavoro opposto: aveva girato un film meno boccaccesco che "pasoliniano" nello stile e nei temi; aveva espunto la cornice borghese, perché in nelle opere migliori di Pasolini si ragiona intorno alla purezza-impura del popolo, eppure, nella sua riscrittura, il poeta di Casarsa risulta più rispettoso dell'opera di Boccaccio di quanto non lo siano stati i tanti registi che avevano come bussola il rispetto del Decameron. Una cosa simile, mi duole ammetterlo, l'ha fatta Aldo Busi quando ha tradotto il Decamerone in italiano contemporaneo, rinunciando ad aggiungere la sua visione, ma cambiando tutte le espressioni e le parole per restituire la freschezza e l'arguzia dell'opera

Quella di Pasolini è, insomma, una vera traduzione inter-mediale (dal libro al cinema), quella dei Taviani una velleitaria quanto superflua illustrazione. Certo per capire l'opera bisogna anche conoscere Pasolini, dare un'occhiata almeno alle Ceneri di Gramsci prima di vedere il film. In questa poesia c'è mezzo Pasolini. In grassetto ci sono gli ossimori (in senso tecnico e in senso lato). Sottolineato un esempio delle "scorie" del discorso 

1. Non è di maggio questa impura aria
che il buio giardino straniero
fa ancora più buio, o l’abbaglia
con cieche schiarite … questo cielo
di bave
sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo
alle curve del Tevere, ai turchini
monti
del Lazio… Spande una mortale
pace
, disamorata come i nostri destini,
tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio
. In esso c’è il grigiore del mondo;
la fine del decennio in cui appare
tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo…
Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore
era ancora vita
, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore;
Tu Gramsci, meno sventato e più sano
dei nostri padri – non padre. Ma umile
fratello
– già con la tua magra mano
delineavi l’ideale che illumina
(ma non per noi: tu, morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell’umido
giardino
) questo silenzio. Non puoi,
lo vedi?, che riposare in questo sito
estraneo, ancora confinato. Noia
patrizia
ti è intorno. E, sbiadito,
solo ti giunge qualche colpo d’incudine
dalle officine di Testaccio, sopito
nel vespro: tra misere tettoie, nudi
mucchi di latta, ferrivecchi
, dove
cantando vizioso un garzone già chiude
la sua giornata, mentre intorno spiove.

Due esempi del lavoro di Pasolini:
1. le novelle sono ambientate a Napoli anziché a Firenze. Ma questo non è un vezzo di P.P.P.: Quella di di Boccaccio era una Firenze popolare che non esiste più: il Rinascimento ha trasformato la città e il nostro modo di intenderla. Ambientare e novelle in toscana significava commettere un falso storico. Napoli, invece, era una delle poche città rimasta "incorrotta e integra" attraverso i secoli.

2. P.P.P sceglie giovani attori, per lo più provenienti "dalla strada" e dalle borgate romane. In questo modo denuncia l'ipocrisia della borghesia degli Anni Settanta, che condannava molti elementi della vita comune a partire dal sesso. 
Ma il primo punto della poetica Pasoliniana è l'dea dell'innocenza delle pulsioni dell'uomo e della naturalezza di gesti vitali








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