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Le sei commedie di Terenzio

TRAMA DELLE COMMEDIE DI TERENZIO

166 a.C. ANDRIA (= la fanciulla di Andro): Fu rappresentata durante i Ludi Megalenses. Panfilo ama Glicèrio, giovinetta arrivata ad Atene e sistematasi presso la meretrice Criside. Alla morte di questa, Simone, padre di Panfilo, scopre la relazione del figlio e vuole costringerlo a sposare Filùmena, figlia dell’amico Crèmete. Glicerio però è incinta, ma arriva un altro giovane, Carino, innamorato di Filumena. Davo, il servo furbo di Panfilo, mette il neonato di questo davanti alla porta di Cremete, il quale annulla le nozze. Si scopre che anche Glicera è figlia di Cremete e si celebrano i due matrimoni. Il modello greco è l’ “ANDRIA” di MENANDRO, con alcune scene della “PERINTHIA”, come afferma Terenzio stesso nel prologo.
165, 160 a.C. fu rappresentata l’HECYRA (=la suocera). Pànfilo ama la meretrice Bàcchide, figlia di Fidìppo. Lachète gli fa sposare Filùmena, figlia di Fidippo. Dopo un periodo di rapporti freddi con la moglie, Panfilo inizia ad ama…
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Lettere a Catullo

Mi chiamo Gladio Augusto Novo. Sono uno di quelli che quel ragazzino che ardisce proclamarsi poeta chiamerebbe un Senex Severior. Ho letto i Carmina 5 e 7 di Catullo e sono ancora più sgomento nei confronti di questa relazione sbagliata. Nel Carme 5, io e tutti quelli che come me la pensano, veniamo descritti come “vecchi troppo severi” a cui bisogna dare lo stesso peso di “monete senza valore..”  continua a leggere

Ho appena mandato via dalla mia casa i miei informatori e mi sono subito messo a scrivere. Sono estremamente adirato! Oggi mi hanno portato degli scritti particolari, me li hanno dati dicendo che erano diventati in pochi giorni famosissimi in tutta la città, per loro era impossibile che io non ne avessi ancora sentito parlare. Li ho presi e ho iniziato a leggerli e subito ho capito di chi fossero e di cosa trattassero, certo, ne avevo già sentito parlare e mi era bastato; non avevo nessuna intenzione di spendere altro tempo a leggere quelle poesie così malevoli, di un a…

Note ai viaggi di Colombo

Le navi
La Pinta (in spagnolo: la "Dipinta") fu la nave dalla quale Rodrigo de Triana avvistò per primo l'America. Il vero nome dell'imbarcazione è sconosciuto, sappiamo che era una caravella.  Le altre navi della spedizione di Colombo furono la Niña e la Santa María. La Pinta e la Niña sopravvissero al viaggio di ritorno, a differenza dell'ammiraglia che finì incagliata su un banco di corallo presso Haiti, durante una navigazione notturna.

La Niña (spagnolo: "bambina") Il vero nome della Niña era Santa Clara. Il soprannome Niña era probabilmente un riferimento scherzoso al nome del proprietario, Juan Niño. Era una caravella lunga circa 20 m,

La Santa María, anche nota come La Gallega, fu l'Ammiraglia della flotta di Cristoforo Colombo (fintanto che rimase a galla: incagliatasi il giorno di Natale del 1492 sulle rive di Haiti, causa inesperienza del timoniere, la nave fu parzialmente smantellato per ottenere legni per Forte La Navidad, il primo ins…

Meretrcies (?) in love

Marta Pesce CAPITOLO III. LO STUPRO IN ETA’ AUGUSTEA Al tempo dell’età augustea oltre al termine stuprum esisteva un altro modo per chiamare tale atto e cioè vis. Il primo atto giuridico a considerare la vis come un crimine fu, nel 70 ac, la Lex Lutatia, che rese perseguibile chiunque si macchiasse di violenza sessuale ai danni di un giovane uomo, di una matrona o una vergine. Le punizioni per i colpevoli potevano variare dalla pena di morte alla castrazione e venivano spesso mese in atto anche nel caso in cui lo stupratore fosse riuscito ad ottenere il perdono ufficiale da parte del tutore della vittima. Lo stupro era classificato come un attentato alla giustizia pubblica e non soltanto privata. La legge più importante riguardante l’argomento fu la Lex Iulia de vi emanata durante il governo di Caio Giulio Cesare (circa nel 45 aC). Le leggi contenute consentivano anche che la denuncia fosse esposta direttamente da una donna e non soltanto dall’uomo legittimato ad esercitare la propria pote…

Miser Catulle...

da "Lo stupro nell'antica Roma tra condanna politica e strumentalizzazione"
Tesi di Laurea di Martina Ianne "In un simile, anomalo contesto di libertà femminile, anche e forse soprattutto sessuale, è opportuno inserire anche il ritratto emblematico di Clodia, la Lesbia cantata con passione e tormento da Catullo, la quale intrecciò con quest’ultimo (e poi anche con il giovane Celio Rufo) un rapporto adulterino alle spalle del marito di lei, Quinto Metello Celere.  Nata con il nome patrizio di Claudia Pulcra, era figlia di Appio Claudio Pulcro, console nel 79 a.C. era nobile, bella, raffinata, abile nel conversare, disinvolta e sicura di sé, teneramente amata dal poeta novus nel periodo felice e da lui stesso disprezzata con ferocia in seguito alla fine della loro storia, Clodia rappresentò un tòpos sia letterario che umano, ben radicato nella mente maschile, «della donna che nella realtà di un rapporto respinge o delude ogni pretesa di esclusività.» Volubile e, all’et…

Odi della gelosia

II secolo a.C. Alessandria d’Egitto
Un giovane scriba egiziano incide, sotto dettatura, l’elegante inno di Saffo ad Afrodite su un ostrakon di terracotta. I caratteri greci sono irregolari, la scrittura è continua. Un colpo.. Il coccio si spezza sul lato destro. Le parole ouranothen katiousa si frantumano sul grembo del ragazzo che suda freddo, temendo la verga del maestro.
Non sa che tutta la migliore scuola tedesca di filologia greca si scontrerà, 2000 anni dopo, in un diluvio di interpretazioni per ricostruire, o meglio “emendare”, quel finale di verso.

XXI secolo, liceo scientifico. Ora di latino.
La prof proietta sulla LIM l’ode saffica del coccetto egizio, a testimonianza della sacralità del tiaso, per poi presentare la struggente ode del Sublime di Saffo, che Catullo tradurrà “liberamente” nell’immortale carme 51 dedicato alla sua Lesbia. Saffo sulla LIM. I versi di Catullo sulla LIM. L’ostrakon egizio è diventato digitale. Ma la potenza devastante dell’amore, espressa da Sa…

Cardini e il Barbarossa