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Il falso problema di Ugolino

"Non ho letto (nessuno ha letto) tutti i commentari danteschi..."
Scriveva J.L. Borges nel suo saggio sul XXXIII Canti dell'Inferno. Forse non vale nemmeno la pena di leggere tutti i commentari danteschi per affrontare una questione letteraria che sappiamo già in partenza non potremo essere certo noi a risolvere. Tuttavia l'antico dubbio su quello che è successo/non è successo a Pisa dentro la Torre della Muda, sul finire dell'inverno del 1289 non ci lascia indifferenti. Noi nanetti, inoltre godiamo di due vantaggi rispetto al gigante argentino:
1. Siamo 20 e la fatica condivisa fa meno paura
2. Abbiamo a portata di click centinaia di commenti, grazie all'impagabile lavoro di digitalizzazione del DDP Dartmouth Dante Project di Robert Hollander e dei collaboratori dell'Università di Princeton

Visti i nostri privilegi non possiamo essere da meno di Borges: facciamo 11 gruppi e ci prendiamo ognuno 15 dei 166 commenti che risultano dal motore di ricerca del da…
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Petrarca vs Dante

Petrarca VS Dante e View more presentations from Michele Mazzieri.
Sei sonetti di Francesco Petrarca letti dalla voce di Nazzareno Luigi Todarello







VITA DEL POETAElenco di punti da inserire nella mappa dantesca Link per modificare la mappa:
https://www.google.com/maps/d/edit?mid=zi_DvGaxQins.kBhdYjq7TqiE&usp=sharing






Petrarca
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La crisi del Trecento

Un uomo di grande ingegno, poeta cioè Jacopone da Todi

Foglio 46v del Laudario di Cortona, con il brano "Plangiamo quel crudel basciar[e]" Bonifacio se la legò al dito: quando finalmente riuscì a mettere le mani su Jacopone, che era fra l’altro uno straordinario uomo di teatro, lo sbatté in galera, seduto, costretto a rimanere in questa posizione, mani larghe e piedi legati, per cinque anni, incatenato sulle proprie feci. E si racconta che dopo cinque anni, quando usci grazie alla sopravvenuta morte del papa, questo povero frate, ancora giovanissimo, non riusciva più a camminare: era costretto a trascinarsi in giro piegato in due…

A proposito. Tre domande:
Chi era Jacopone da Todi? Cos'erano le Laude? Chi le cantava, quando, perché, dove?
A proposito. Tre risposte: Rispondo dopoErano canti religiosi, pensati per le esigenze della liturgia e per le varie festività dell'anno (in particolare per i tempi fori della Quaresima e dell'Avvento)Si diffondono a partire dagli Anni Trenta del Duecento (la Laus creaturarum di Fran…

Bonifacio VIII e Fra Dolcino nel teatro di narrazone di Dario Fo

Ne avevamo già parlato l'anno scorso riguardo a Rosa fresca aulentissima, ma repetere iuvat. Ricordatevi che non è una lezione di storia,  quella che vedremo è la scena di un'opera teatrale. «E arriviamo a Bonifacio VIII, il papa del tempo di Dante. Dante lo conosceva bene: lo odiava al punto che lo mise all’inferno prima ancora che fosse morto. Un altro che lo odiava, ma in maniera un po’ diversa, era il frate francescano Jacopone da Todi, pauperista evangelico, un estremista, diremmo oggi. Era legato a tutto il movimento dei contadini poveri, soprattutto della sua zona, al punto che, in spregio alle leggi di prevaricazione imposte da Bonifacio VIIl, che era una bella razza di rapinatore, aveva gridato in un suo canto: «Ah! Bonifax, che come putta hai traito la Ecclesia!»

L'opera della citazione si intitola Mistero Buffo ed è valsa all'autore-attore, Dario Fo, il Premio Nobel per la letteratura. In Mister buffo Fo vuole ricordare che alla base del teatro e di altre a…

Uno giovane gentile, figliuolo di messer Cavalcante Cavalcanti...

[...] Uno giovane gentile, figliuolo di messer Cavalcante Cavalcanti, nobile cavaliere, chiamato Guido, cortese e ardito ma sdegnoso e solitario e intento allo studio, nimico di messer Corso, avea più volte diliberato offenderlo. Messer Corso forte lo temea, perché lo conoscea di grande animo; e cercò d’assassinarlo, andando Guido in pellegrinaggio a San Iacopo; e non li venne fatto. Per che, tornato a Firenze e sentendolo, inanimò molti giovani contro a lui, i quali li promisono esser in suo aiuto. E essendo un dì a cavallo con alcuni da casa i Cerchi, con uno dardo in mano, spronò il cavallo contro a messer Corso, credendosi esser seguìto da’ Cerchi, per farli trascorrere nella briga: e trascorrendo il cavallo, lanciò il dardo, il quale andò in vano. Era quivi, con messer Corso, Simone suo figliuolo, forte e ardito giovane, e Cecchino de’ Bardi, e molti altri, con le spade; e corsogli dietro: ma non lo giugnendo, li gittarono de’ sassi; e dalle finestre gliene furono gittati, per m…