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Visualizzazione dei post da settembre, 2018

Lezione III - Particolarismo

In questa lezione ci proponiamo di fare un'analisi della mentalità medievale. Faremo un elenco di parole chiave e di concetti per interpretare un periodo profondamente diverso dalla nostra età. Ritengo che due concetti base per interpretare il Medioevo siano quelli ben distinti, ma, tra loro, strettamente legati di: Particolarismo e Immobilismo.  Il secondo (a cui sono connessi i concetti di mentalità dogmatica e di conseguenza di quello Allegorismo, il Principio di Auctoritas, la visione provvidenziale della Storia..... ) è ben rappresentato la poema di Adalberone di Laon che abbiamo già esaminato. Il Particolarismo lo abbiamo esaminato a partire dalle rubriche del Codice Bavaro (dal quale ben si vedono i concetti di poteri multiplila, mancanza di senso della Storia e isolamento) PARTICOLARISMO è l'esasperata polverizzazione del potere centrale Re e Città perdono il controllo del territorio. Teoricamente L'Europa è organizzata così: - Contee , govern

Lezione II - L'occhio allegorico

Con ciò sia cosa che li nomi seguitino le nominate cose, sì come è scritto: «Nomina sunt consequentia rerum» Dante Alighieri, Vita Nuova, XIII, 4: Leggendo Adalberone ci siamo accorti che nel Medioevo era diffusa una mentalità che preferiva giustificare il mondo più che a spiegarlo. Adalberone è pienamente consapevole delle "inuguaglianze" e delle ingiustizie del mondo, ma le accetta senza battere ciglio. Non abbiamo rilevato un desiderio di progresso, anzi il Progresso era considerato un disvalore, perché metteva in crisi una stabilità che si riteneva impostata da Dio. Questa impostazione culturale si è frutto di una mentalità dogmatica: poiché la creazione e quindi la condizione dell'uomo derivano da Dio esse non possono che essere giuste. Soltanto sapendo guardare al di là della superficie delle cose si può capire la volontà divina. La visione magico-allegorica del mondo o, per dirla con una definizione di Ezio Raimondi l'Occhio allegorico, è la conseguenza di que

Lezione I - La società immobile

I seguenti versi sono tratti da un poema di 434 esametri latini che il vescovo di Laon Adalberone  inviò a Re Roberto II di Francia nel 1025, in occasione della sua elezione al trono. Hermann Grosser spiega che: "nel testo va anzitutto notata la coesistenza di due enunciazioni contrastanti: l'eguaglianza di tutti gli uomini e, nel contempo, le loro differenze.  Le quali sono di due tipi: anzitutto una differenza di condizione fra servo e signore e poi  una differenza di ordine : coloro che pregano (oratores), coloro che combattono (bellatores), coloro che faticano (laboratores).  L'autore non spiega come possa sussistere questo contrasto, che però è modellato sulla coesistenza di una e di tre persone in Dio, cioè sul dogma della Trinità: l'origine religiosa, sacrale dell'immagine trinitaria lo esime da ogni spiegazione.  E d'altra parte modellare la società secondo uno schema teologico - la Trinità appunto - è per lui e per tanti altri teorici medievali la