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Visualizzazione dei post con l'etichetta Letteratura

Il falso problema di Ugolino

"Non ho letto (nessuno ha letto) tutti i commentari danteschi..." Scriveva J.L. Borges nel suo saggio sul XXXIII Canti dell'Inferno. Forse non vale nemmeno la pena di leggere tutti i commentari danteschi per affrontare una questione letteraria che sappiamo già in partenza non potremo essere certo noi a risolvere. Tuttavia l'antico dubbio su quello che è successo/non è successo a Pisa dentro la Torre della Muda, sul finire dell'inverno del 1289 non ci lascia indifferenti. Noi nanetti, inoltre godiamo di due vantaggi rispetto al gigante argentino: 1. Siamo 20 e la fatica condivisa fa meno paura 2. Abbiamo a portata di click centinaia di commenti, grazie all'impagabile lavoro di digitalizzazione del DDP Dartmouth Dante Project di Robert Hollander e dei collaboratori dell'Università di Princeton Visti i nostri privilegi non possiamo essere da meno di Borges: facciamo 11 gruppi e ci prendiamo ognuno 15 dei 166 commenti che risultano dal  motore d...

Petrarca vs Dante

Petrarca VS Dante e View more presentations from Michele Mazzieri . Sei sonetti di Francesco Petrarca letti dalla voce di Nazzareno Luigi Todarello VITA DEL POETA Elenco di punti da inserire nella mappa dantesca Link per modificare la mappa: https://www.google.com/maps/d/edit?mid=zi_DvGaxQins.kBhdYjq7TqiE&usp=sharing Petrarca View more PowerPoint from Agati Mario

La mandragola nel Novecento

La Mandragola è un film del 1965 diretto da Alberto Lattuada con protagonisti Rosa Schiaffino e Philippe Leroy.  La trama è esattamente la stessa della commedia teatrale, sebbene vi siano state aggiunte delle scene o le stesse siano state rese in maniera differente rispetto al corpus originario. Vedi maggiori dettagli su https://it.wikipedia.org/wiki/La_mandragola_(film_1965) La mandragola ; regia di Roberto Guicciardini; musiche e canzoni Benedetto Ghiglia. Storica rappresentazione messa in onda dalla RAI nel 1978. MANDRAGOLA Callimaco   - Chi è quel che mi vuole? Messer Nicia   - Bona dies, domine magister. Callimaco   - Et vobis bona, domine doctor. Ligurio   - Che vi pare? Messer Nicia   - Bene, alle guagnele! [...] Callimaco   - Egli è la verità; ma, a volere adempiere el desiderio vostro, è necessario sapere la cagione della sterilità della donna vostra, perché le possono essere più cagione: nam ca...

Machiavelli: vita e opere minori

  L'epistolario   Il Principe Notevole montaggio realizzato dagli alunni del Liceo Scientifico di Altamura utilizzando frammenti di Bignomi, di fiction televisive  e video originali La mandragola (treccani.it) Sin dai primi anni del Cinquecento inizia una vera e propria produzione teatrale in lingua volgare. Destinatario è il pubblico delle corti, gli spettacoli sono allestiti in sale adattate per l’occasione durante feste o celebrazioni particolari. Nel 1518, Machiavelli scrive la Mandragola, a pochi anni dai primi esperimenti di Ariosto (La Cassaria del 1508 e I Suppositi del 1509) e del Bibbiena (La Calandria del 1513).    L’opera, che fu rappresentata in occasione delle nozze di Lorenzo de’ Medici, il duca di Urbino, nipote del Magnifico, ebbe molto successo e venne pubblicata e replicata numerose volte. TRAMA Il giovane e ricco Callimaco, tornato da Parigi a Firenze si serve dell’aiuto del parassita Ligurio per sedurr...

Petrarca Alcuni sonetti del canzoniere

Sei sonetti di Francesco Petrarca letti dalla voce di Nazzareno Luigi Todarello

Chanson de Roland per punti chiave

LE CHANSON DE GESTE Le Chanson de Geste, furono scritte in lingua d'Oil a partire dall'XI secolo, raccontano imprese militari. Esistono 3 grandi cicli: di Carlo, di Guglielmo d'Orange, dei vassalli ribelli. LA CHANSON DE ROLAND La Chanson de Roland è la più antica e la più famosa dell Chanson de Geste 291 lasse  assonanzate (da 5 a 35 versi) decasillabo a cesura minore 4/6 o a maiore 6/4 INTRECCIO I parte dall'incontro di Carlo con i 12 pari a Roncisvalle. E' la parte più famosa II parte: dall'arrivo dei rinforzi di Marsilio al duello finale Carlo vs. Baligante. E' la parte più "crociata" La morte di Roland divide l'intreccio in due. v 4002 ci falt la geste que Turoldus declinet LA STORIA DIETRO LA STORIA Gli Annales ufficiali ( Annales laureshamenses    e mettenses ) non dicono nulla di Roncisvalle e sono molto sommari con la spedizione in Spagna. Solo gli Annales Pseud...

La prigionia di Ugolino

Nella Nuova cronaca di Giovanni Villani, grande storico fiorentino contemporaneo di Dante Alighieri, diverse rubriche sono dedicate al tradimento e alla punizione del Conte Ugolino ve ne propongo un paio: CXXI, « Negli anni di Cristo MCCLXXXVIII, del mese di luglio, essendo criata in Pisa grande divisione e sette per cagione della signoria, che dell’una era capo il giudice Nino di Gallura di Visconti con certi Guelfi e l’altro era il conte Ugolino de’ Gherardeschi coll’altra parte de’ Guelfi, e l’altro era l’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini co’ Lanfranchi, e Gualandi, e Sismondi, con altre case ghibelline, il detto conte Ugolino per essere signore s’accostò coll’arcivescovo e sua parte, e tradì il giudice Nino, non guardando che fosse suo nipote figliuolo della figliuola, e ordinarono che fosse cacciato di Pisa co’ suoi seguaci, o preso in persona ». […] CXXVIII « Di questa crudeltà furono i Pisani per lo universo mondo, ove si seppe, forte biasimati, non tanto per lo conte,...

Boccaccio Vs Pasolini

"Io ho ritagliato un Boccaccio mio, particolare. Il mio Boccaccio infinitamente più popolare del Boccaccio reale. Il Boccaccio reale è popolare in un senso molto più vasto di questa parola: la borghesia veniva lecitamente compresa nel popolare, allora le istituzioni erano ancora feudali, erano ancora aristocratiche. Il potere era ancora un potere, o metafisico nel Papa, o insomma era comunque un potere sacro. Dunque, la borghesia, in qualche modo, era estremamente più vicina al popolo. Quindi, l'opera del Boccaccio si può definire popolare. In questo momento, ho dovuto ritagliare ciò che di tipicamente borghese c'era in Boccaccio, e propendere verso la parte, concretamente, veramente, esistenzialmente popolare. Quindi ho ritrovato quella gioia (che nel Boccaccio è giustificata ottimisticamente dal fatto che lui viveva la nascita meravigliosa della borghesia) e l'ho, diciamo così, sostituita con quella innocente gioia popolare, in un mondo che è ai limiti della storia,...

...a Filippo Argenti!

  Noi ricidemmo il cerchio a l'altra riva sovr'una fonte che bolle e riversa per un fossato che da lei deriva. 102 L'acqua era buia assai più che persa; e noi, in compagnia de l'onde bige, intrammo giù per una via diversa. 105 In la palude va c' ha nome Stige questo tristo ruscel, quand'è disceso al piè de le maligne piagge grige. 108 E io, che di mirare stava inteso, vidi genti fangose in quel pantano, ignude tutte, con sembiante offeso. 111 Queste si percotean non pur con mano, ma con la testa e col petto e coi piedi, troncandosi co' denti a brano a brano. 114 Lo buon maestro disse: "Figlio, or vedi l'anime di color cui vinse l'ira; e anche vo' che tu per certo credi 117 che sotto l'acqua è gente che sospira, e fanno pullular quest'acqua al summo, come l'occhio ti dice, u' che s'aggira. 120 Fitti nel li...

prova di analisi del testo su Cavalcanti

Noi siam le triste penne isbigottite, le cesoiuzze e ‘l coltellin dolente (1), ch’avemo scritto dolorosamente quelle parole che vo’(2) avete udite. Or vi diciam perché noi siam partite E siam venute a voi qui di presente: la man che ci muovea dice che sente cose dubbiose nel core apparite; le quali hanno distrutto sì costui ed hannol posto sì presso a la morte ch’altro non è rimasto che sospiri. Or vi preghiam quanto possiam più forte Che non sdegniate di tenerci noi, tanto ch’un poco di pietà vi miri (3). COMPRENSIONE DEL TESTO 1.       Che cosa chiedono alla donna gli arnesi per la scrittura? 2.       Di chi è la man che ci muovea? ANALISI DEL TESTO 1.       Perché il poeta fa parlare direttamente i suoi strumenti per scrivere? 2.       Isolare e commentare brevemente le espressioni che esprimono dolore, riferendole alla poetica caval...

L'altro Guido: bello cortese e attaccabrighe

Uno giovane gentile, figliuolo di messer Cavalcante Cavalcanti, nobile cavaliere, chiamato Guido, cortese e ardito ma sdegnoso e solitario e intento allo studio, nimico di messer Corso, avea più volte diliberato offenderlo. Messer Corso forte lo temea, perché lo conoscea di grande animo; e cercò d’assassinarlo, andando Guido in pellegrinaggio a San Iacopo; e non li venne fatto. Per che, tornato a Firenze e sentendolo, inanimò molti giovani contro a lui, i quali li promisono esser in suo aiuto. E essendo un dì a cavallo con alcuni da casa i Cerchi, con uno dardo in mano, spronò il cavallo contro a messer Corso, credendosi esser seguìto da’ Cerchi, per farli trascorrere nella briga: e trascorrendo il cavallo, lanciò il dardo, il quale andò in vano. Era quivi, con messer Corso, Simone suo figliuolo, forte e ardito giovane, e Cecchino de’ Bardi, e molti altri, con le spade; e corsogli dietro: ma non lo giugnendo, li gittarono de’ sassi; e dalle finestre gliene fur...

Paolo e Francesca oggi

qui c'è una discussione che mi sembra interessante http://www.facebook.com/topic.php?uid=2220184372&topic=6431 questo articolo del giornalino del Liceo Segre rielabora la storia di Francesca e lo usa come spunto per parlare della vita di oggi "l'amore al tempo del liceo"

Giovani e vecchi

Guido Guinizzelli Caro padre meo, de vostra laude non bisogna ch’alcun omo s’embarchi ché ’n vostra mente intrar vizio non aude, che for de sé vostro saver non l’archi. A ciascun reo sì la porta claude, che, sembr’, ha più via che Venezi’ ha Marchi; entr’ a’ Gaudenti ben vostr’ alma gaude, ch’al me’ parer li gaudii han sovralarchi. Prendete la canzon, la qual io porgo al saver vostro, che l’aguinchi e cimi, ch’a voi ciò solo com’ a mastr’ accorgo, ch’ell’ è congiunta certo a debel’ vimi: però mirate di lei ciascun borgo per vostra correzion lo vizio limi. Guittone d’Arezzo Figlio mio dilettoso, in faccia laude non con descrezion, sembrame, m’archi: lauda sua volonter non saggio l’aude, se tutto laudator giusto ben marchi; per che laudar me te non cor me laude, tutto che laude merti e laude marchi: laudando sparte bon de valor laude legge orrando di saggi e non di Marchi. Ma se che degno sia figlio m’acorgo, no amo certo guaire a•tte dicimi, ché ...

Medioevo e attualità? Rosa fresca aulentissima e il "Mistero buffo" di Dario Fo

«Mistero buffo» è certamente il più noto, in Italia e all'estero, tra gli spettacoli di Dario Fo, ed è anche il più significativo della sua ricerca originale sulle radici autentiche del teatro popolare. Il copione [...] è il canovaccio, già peraltro elaborato in forma drammaturgica, di un allestimento per definizione «aperto», ampiamente modificato e rinnovato sera per sera in quel grande gioco di improvvisazione che Fo sa creare nel contatto immediato con il pubblico e nella risposta diretta e fulminea alle sollecitazioni della quotidianità politica. Parole chiare: il Mistero buffo è uno spettacolo teatrale e Dario Fo è una autore. (non si vince il Nobel per la letteratura se si è solo attori) Eppure quanta confusione su quest'opera: In rete ho visto professori prendere per oro colato la spiegazione di Fo; altri ne ho visto altri scagliarsi contro il drammaturgo milanese accusandolo di essersi impropriamente improvvisato filologo (cioè studioso di testi antichi). In questo ch...