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Il falso problema di Ugolino

"Non ho letto (nessuno ha letto) tutti i commentari danteschi..." Scriveva J.L. Borges nel suo saggio sul XXXIII Canti dell'Inferno. Forse non vale nemmeno la pena di leggere tutti i commentari danteschi per affrontare una questione letteraria che sappiamo già in partenza non potremo essere certo noi a risolvere. Tuttavia l'antico dubbio su quello che è successo/non è successo a Pisa dentro la Torre della Muda, sul finire dell'inverno del 1289 non ci lascia indifferenti. Noi nanetti, inoltre godiamo di due vantaggi rispetto al gigante argentino: 1. Siamo 20 e la fatica condivisa fa meno paura 2. Abbiamo a portata di click centinaia di commenti, grazie all'impagabile lavoro di digitalizzazione del DDP Dartmouth Dante Project di Robert Hollander e dei collaboratori dell'Università di Princeton Visti i nostri privilegi non possiamo essere da meno di Borges: facciamo 11 gruppi e ci prendiamo ognuno 15 dei 166 commenti che risultano dal  motore d...
Non so se su Wikipedia tutti i canti saranno trattati così. Comunque la presentazione del XXVI canto, il Canto di Ulisse è impeccabile. Però sapere tutto, le note, le interpretazioni, le possibili redazione alternative del testo è poca cosa. In questo canto XXVI è il significato di secondo livello, l'archisema il messaggio insomma quello che conta. E per trasmetterlo non basta la sapienza: serve un attore. (E poi bisogna leggere) questa è invece la  Lettura perfetta di Vittorio Gassman Ulisse viene condannato per motivi sia politici che morali: Insieme a Diomede, con l'inganno convinse Achille a guerreggiare contro i troiani, inducendolo ad abbandonare la sposa Deidamia, che morì di crepacuore; Escogitò l'inganno del cavallo per conquistare Troia (Dante accetta la leggenda di Virgilio secondo cui i romani sono discendenti di Enea profugo di Troia); Ulisse e Diomede rubarono alla città sconfitta il Palladio (statua di Atena), mostrando così il loro dis...

La prigionia di Ugolino

Nella Nuova cronaca di Giovanni Villani, grande storico fiorentino contemporaneo di Dante Alighieri, diverse rubriche sono dedicate al tradimento e alla punizione del Conte Ugolino ve ne propongo un paio: CXXI, « Negli anni di Cristo MCCLXXXVIII, del mese di luglio, essendo criata in Pisa grande divisione e sette per cagione della signoria, che dell’una era capo il giudice Nino di Gallura di Visconti con certi Guelfi e l’altro era il conte Ugolino de’ Gherardeschi coll’altra parte de’ Guelfi, e l’altro era l’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini co’ Lanfranchi, e Gualandi, e Sismondi, con altre case ghibelline, il detto conte Ugolino per essere signore s’accostò coll’arcivescovo e sua parte, e tradì il giudice Nino, non guardando che fosse suo nipote figliuolo della figliuola, e ordinarono che fosse cacciato di Pisa co’ suoi seguaci, o preso in persona ». […] CXXVIII « Di questa crudeltà furono i Pisani per lo universo mondo, ove si seppe, forte biasimati, non tanto per lo conte,...

Dante on line

Di Dante non è rimasto nessun autografo. Non solo non esiste il manoscritto originale della Commedia (che, probabilmente, nemmeno è mai esistito per l'opera completa) ma nemmeno quello delle sue opere latine o volgari, nemmeno di una sua lettera, di una firma che possa farlo identificare.  In compenso la Commedia ebbe una grandissima diffusione e, come testimonia Sacchetti, le prime cantiche ebbero diffusione capillare già quando Dante era in vita. Con i suoi quasi 800 manoscritti arrivati sino a noi la Commedia è seconda soltanto alla Bibbia. Tale diffusione fu resa possibile da un’ampia produzione di codici redatti da numerosi copisti, alcuni famosi, come ad esempio Giovanni Boccaccio, altri semplici lavoranti nelle botteghe che producevano manoscritti nel ’300 e nel ’400; questo, se da un lato ha facilitato la conoscenza dell’opera in tutta la penisola e oltre, dall’altro ha inevitabilmente portato alla rapida corruzione del testo, impedendo di risalire con sicurezza all’...