Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Catullo

Lettere a Catullo

Mi chiamo Gladio Augusto Novo. Sono uno di quelli che quel ragazzino che ardisce proclamarsi poeta chiamerebbe un Senex Severior. Ho letto i Carmina 5 e 7 di Catullo e sono ancora più sgomento nei confronti di questa relazione sbagliata. Nel Carme 5, io e tutti quelli che come me la pensano, veniamo descritti come “vecchi troppo severi” a cui bisogna dare lo stesso peso di “monete senza valore..”   continua a leggere Ho appena mandato via dalla mia casa i miei informatori e mi sono subito messo a scrivere. Sono estremamente adirato! Oggi mi hanno portato degli scritti particolari, me li hanno dati dicendo che erano diventati in pochi giorni famosissimi in tutta la città, per loro era impossibile che io non ne avessi ancora sentito parlare. Li ho presi e ho iniziato a leggerli e subito ho capito di chi fossero e di cosa trattassero, certo, ne avevo già sentito parlare e mi era bastato; non avevo nessuna intenzione di spendere altro tempo a leggere quelle poesie così ma...

Miser Catulle...

da "Lo stupro nell'antica Roma tra condanna politica e strumentalizzazione" Tesi di Laurea di Martina Ianne "In un simile, anomalo contesto di libertà femminile, anche e forse soprattutto sessuale, è opportuno inserire anche il ritratto emblematico di Clodia, la Lesbia cantata con passione e tormento da Catullo, la quale intrecciò con quest’ultimo (e poi anche con il giovane Celio Rufo) un rapporto adulterino alle spalle del marito di lei, Quinto Metello Celere.  Nata con il nome patrizio di Claudia Pulcra, era figlia di Appio Claudio Pulcro, console nel 79 a.C. era nobile, bella, raffinata, abile nel conversare, disinvolta e sicura di sé, teneramente amata dal poeta novus nel periodo felice e da lui stesso disprezzata con ferocia in seguito alla fine della loro storia, Clodia rappresentò un tòpos sia letterario che umano, ben radicato nella mente maschile, «della donna che nella realtà di un rapporto respinge o delude ogni pretesa di esclusività.» Volubile ...

Odi della gelosia

II secolo a.C. Alessandria d’Egitto Un giovane scriba egiziano incide, sotto dettatura, l’elegante inno di Saffo ad Afrodite su un ostrakon di terracotta. I caratteri greci sono irregolari, la scrittura è continua. Un colpo.. Il coccio si spezza sul lato destro. Le parole ouranothen katiousa si frantumano sul grembo del ragazzo che suda freddo, temendo la verga del maestro. Non sa che tutta la migliore scuola tedesca di filologia greca si scontrerà, 2000 anni dopo, in un diluvio di interpretazioni per ricostruire, o meglio “emendare”, quel finale di verso. XXI secolo, liceo scientifico. Ora di latino. La prof proietta sulla LIM l’ode saffica del coccetto egizio, a testimonianza della sacralità del tiaso, per poi presentare la struggente ode del Sublime di Saffo, che Catullo tradurrà “liberamente” nell’immortale carme 51 dedicato alla sua Lesbia. Saffo sulla LIM. I versi di Catullo sulla LIM. L’ostrakon egizio è diventato digitale. Ma la potenza devastante dell’amore, espres...