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GENERI LETTERARI DEL DUGENTO

STAMPA GENERI LETTERARI DEL DUGENTO dalle Chanson de Geste ai cantari e ai romanzi cavallereschi Le prose dottrinali, morali, retoriche Anonimo "Disticha Catonis" Restoro d'Arezzo: "Libro della composizione del mondo" Brunetto Latini “Tresor e Tesoretto". Bono Giamboni."Libro dei Vizi e delle Virtù" di Dino Compagni? “L’Intelligenza” Giacomino da Verona “De Babilonia civitate infernali” De Ierusalem celesti” Bonvesin de la Riva “De magnalibus urbis Mediolani” "Rettorica" di Brunetto Latini, "Lettere" di Fra Guittone d'Arezzo, Exempla e novelle Jacopo Passavanti “Specchio di vera penitenza” Anonimo: Il "Libro de' sette savi" Anonimo “Novellino o Le cento novelle antiche" La storiografia e resoconti Salimbene de Adam “Cronica” Marco Polo “Il Milione” Dino Compagni ”La cronica” Agiografia Vite di San Francesco (S. Bonaventura, Tommaso da Celano) Fioretti (Anon.) Poes...

Lezione VII - I primi ritmi della letteratura italiana

Salva lo vescovo senato, lo mellior c’unque sia nato, ce [dall’]ora fue sagrato tutt’allumina-l cericato. Né Fisolaco né Cato non fue sì ringratïato, e-l pap’ à llui [dal destro l]ato per suo drudo plu privato. 5 Suo gentile vescovato ben’è cresciuto e melliorato. L’apostolico romano lo [sagroe in] Laterano. San Benedetto e san Germano -l destinoe d’esser sovrano de tutto regno cristïano: peroe venne da Lornano, del paradìs dilitïano. Çà non fue questo villano! 10 Da ce-l mondo fue pagano non ci so tal marchisciano. Se mi dà caval balçano, monsteroll’ al bon toscano, a lo vescovo volterrano, cui bendicente bascio mano. Lo vescovo Grimaldesco, cento cavaler a desco d’in un tempo no lli ’ncrescono, ançi plaçono e abelliscono. 15 Né latino né tedesco, né lonbardo né fran[ç]esco suo mellior re no ’nvestisco, tant’è di bontade fresco. A lui ne vo [per di]sparesco corridor caval pultresco. Li arcador’ ne vann’a tresco; di paura sb...

Lezione VI: Dal Placito capuano ai primi testi quasi letterari in volgari italiani

...poi in mezzo a carte notarili compare una testimonianza sicuramente in italiano: «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti» Marzo 960: Placito cassinese di Capu a Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti. Marzo 963: Placito cassinese di Sessa Sao cco kelle terre, per kelle fini que tebe monstrai, Pergoaldi foro, que ki contene, et trenta anni le possette. Luglio 963: Placito cassinese di Teano Kella terra, per kelle fini que bobe mostrai, sancte Marie è, et trenta anni la posset parte sancte Marie. Ottobre 963: Placito cassinese di Teano Sao cco kelle terre, per kelle fini que tebe mostrai, trenta anni le possette parte sancte Marie. «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti». Con questa formula, nel marzo del 960 fu risolta una lite tra il monastero di Mon­tecassino ed un uomo di Aquino. Tre...

Lezione IV Principio di Auctoritas

Una lezione con molti "ismi". Perdonate me per la lungaggine e per il copia-incolla: sono le pagine del libro di testo adottato dai vostri colleghi di Scienze Umane, il più adottato degli anni Duemila: Dal testo alla storia dalla storia al testo . (Baldi - Giusso - Razetti - Zaccaria) IL PRINCIPIO DI AUCTORITAS  L'ordine del creato, in quanto provvidenziale e voluto da Dio, è ritenuto perfetto e immutabile. Nella mentalità comune non vi è l'impulso a trasformare, a rinnovare continuamente istituzioni, rapporti sociali, modi di produzione, idee, che caratterizza il nostro mondo moderno. La mentalità comune non era attrezzata a pensare la trasformazione, non la concepiva e non l'avvertiva. Non considerava originalità e progresso come valori. Si riteneva che la verità fosse data una volta per tutte, consegnata definitivamente alla rivelazione delle sacre scritture e all'auctoritas dei grandi pensatori, dei teologici cristiani come dei filosofi ant...

Lezione V: Primi testi in volgare

Atti del Concilio di Tours Voluto da Carlo Magno, si tenne nell'anno 813 a Tours ed è considerato l'atto ufficiale di nascita delle lingue romanze . Durante i lavori conciliari i vescovi presero atto delle autonomie linguistiche neolatine, le lingue volgari, e ricorsero alla prima attestazione del termine romana (romana lingua, da cui il termine "romanza" nel senso di lingua derivata dal latino) per riferirsi alla lingua comunemente parlata all'epoca in Gallia, in opposizione alla lingua germanica parlata dai Franchi invasori. In definitiva, il Concilio stabilisce che la predicazione debba avvenire in RUSTICAM ROMANAM LINGUAM (i volgari romanzi ) ed in AUT THIOTISCAM (le lingue germaniche ). Giuramenti di Strasburgo Ludovico (in volgare romanzo francese): Pro Deo amur et pro christian poblo et nostro commun salvament, d'ist di in avant, in quanto Deus savir et podir me dunat, si salvarai eo cist meon fradre Karlo et in aiudha et in cadhuna cosa, s...

Lezione III - Particolarismo

In questa lezione ci proponiamo di fare un'analisi della mentalità medievale. Faremo un elenco di parole chiave e di concetti per interpretare un periodo profondamente diverso dalla nostra età. Ritengo che due concetti base per interpretare il Medioevo siano quelli ben distinti, ma, tra loro, strettamente legati di: Particolarismo e Immobilismo.  Il secondo (a cui sono connessi i concetti di mentalità dogmatica e di conseguenza di quello Allegorismo, il Principio di Auctoritas, la visione provvidenziale della Storia..... ) è ben rappresentato la poema di Adalberone di Laon che abbiamo già esaminato. Il Particolarismo lo abbiamo esaminato a partire dalle rubriche del Codice Bavaro (dal quale ben si vedono i concetti di poteri multiplila, mancanza di senso della Storia e isolamento) PARTICOLARISMO è l'esasperata polverizzazione del potere centrale Re e Città perdono il controllo del territorio. Teoricamente L'Europa è organizzata così: - Contee , govern...

Lezione II - L'occhio allegorico

Con ciò sia cosa che li nomi seguitino le nominate cose, sì come è scritto: «Nomina sunt consequentia rerum» Dante Alighieri, Vita Nuova, XIII, 4: Leggendo Adalberone ci siamo accorti che nel Medioevo era diffusa una mentalità che preferiva giustificare il mondo più che a spiegarlo. Adalberone è pienamente consapevole delle "inuguaglianze" e delle ingiustizie del mondo, ma le accetta senza battere ciglio. Non abbiamo rilevato un desiderio di progresso, anzi il Progresso era considerato un disvalore, perché metteva in crisi una stabilità che si riteneva impostata da Dio. Questa impostazione culturale si è frutto di una mentalità dogmatica: poiché la creazione e quindi la condizione dell'uomo derivano da Dio esse non possono che essere giuste. Soltanto sapendo guardare al di là della superficie delle cose si può capire la volontà divina. La visione magico-allegorica del mondo o, per dirla con una definizione di Ezio Raimondi l'Occhio allegorico, è la conseguenza di que...