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Lezione 7 - percorsi tematici in poesia: la gelosia.

Frutto di un impulso irresistibile della mente umana, forse retaggio della nostra natura primitiva, in ogni caso belva tremenda dura a domarsi. Pertanto che cosa accade quando la gelosia si impossessa dell’amante? Quali meccanismi portano l’uomo molto spesso, in nome di questa forza istintiva, a valicare il limite sottilissimo che separa la razionalità da tutto ciò che è estraneo alla ragione? Questi versi traducono molto bene l’emozione in un linguaggio semplice e chiaro. Chi ci parla è la poetessa dell’amore per antonomasia, Saffo, capostipite di una poesia destinata a influenzare la letteratura di tutti i tempi.  A me pare uguale agli dei chi a te vicino così dolce suono scolta mentre tu parli e ridi amorosamente. Subito a me il cuore si agita nel petto solo che appena ti veda, e la voce si perde sulla lingua inerte. Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle, e ho buio negli occhi e il rombo del sangue alle orecchie. E tutta in sudore tremante come e...

hanno mai visto uno di questi col muso all'inferriata

Spiccava tra questi, ed era lui stesso spettacolo, un vecchio mal vissuto, che, spalancando due occhi affossati e infocati, contraendo le grinze a un sogghigno di compiacenza diabolica, con le mani alzate sopra una canizie vituperosa, agitava in aria un martello, una corda, quattro gran chiodi, con che diceva di volere attaccare il vicario a un battente della sua porta, ammazzato che fosse. - Oibò! vergogna! - scappò fuori Renzo, inorridito a quelle parole, alla vista di tant'altri visi che davan segno d'approvarle, e incoraggito dal vederne degli altri, sui quali, benché muti, traspariva lo stesso orrore del quale era compreso lui. - Vergogna! Vogliam noi rubare il mestiere al boia? assassinare un cristiano? Come volete che Dio ci dia del pane, se facciamo di queste atrocità? Ci manderà de' fulmini, e non del pane! - Ah cane! ah traditor della patria! - gridò, voltandosi a Renzo, con un viso da indemoniato, un di coloro che avevan potuto sentire tra il frastono q...

Che ne dite?

Viviamo in provincia,è come vivere in un piccolo paese. Spesso, molti luoghi comuni che si sentono hanno fondi ben ancorati alla verità. Specialmente riguardo ad alcuni temi. Altre volte proprio no. Oggi, andando a trovare una mia amica e il suo bambino, mi sono imbattuto in una giovanissima ragazza, incinta, accompagnata dalla madre. Ho incrociato il suo sguardo, il suo viso lievemente arrossato. Un gruppo di persone la guardava con insistenza. Mi è tornata alla mente una poesia di Giovanni Giudici, di una bellezza fulminante, che riassume, in pochi versi, un universo di pregiudizi che fatica a sollevarsi dalla superficie. Me la immagino col volto fresco di quella passante. «Tanto giovane e tanto puttana»: ciài la nomina e forse non è colpa tua – è la maglia di lana nera e stretta che sparla di te. E la bocca ride agra: ma come ti morde il cuore sa chi t’ha vista magra farti le trecce per fare l’amore. (Giovanni Giudici) Giovanni Giudici nasce a Le Grazie, com...

Saba e De André

Analisi del testo poetico “Città vecchia” di U. Saba e confronto con l’omonima canzone di Fabrizio De André, dal blog http://poesiamusica.files.wordpress.com Il quartiere più antico e più malfamato di Trieste è popolato da personaggi umili e squallidi, “detrito di un gran porto di mare”, governati solo dai loro impulsi più infimi. Saba legge nei volti, nei gesti e nelle parole di questa gente ai margini del vivere borghese, la condizione profonda di tutta l’umanità, la fusione di vita e dolore insita in ogni creatura. La verità che in esse si manifesta è espressione del divino e l’autenticità della loro  bassezza purifica il pensiero poetico.  Il componimento presenta una struttura metrica articolata in 4 strofe. La più regolare è la prima, composta da  endecasillabi di stampo classico con rima incrociata, ma con assonanza tonica ai vv. 1e 4. La lunghezza dei versi sostiene la narrazione e sembra assecondare il lento e ti...

Lezione 6 - Capire luna poesia: Dino Campana

“ero bello di tormento, inquieto pallido assetato errante dietro le larve del mistero. Poi fuggii.”  Quando si parla di lui e delle sue intricate poesie non si tralascia mai di dire che entrava e usciva del manicomio, il più delle volte senza permesso. Noi preferiamo ricordare che Campana aveva un irrefrenabile bisogno di fuggire e dedicarsi ad una vita errabonda già da piccolo e che non faceva mai una cosa sola alla volta. Se questo fosse l'effetto di un "male oscuro" è difficile dirlo. Di sicuro la reazione della famiglia e del paese, e poi dell'autorità pubblica, fu quella di considerare le stranezze di Campana come segni lampanti della sua pazzia. Ad ogni sua "fuga", che si realizzava con viaggi in paesi stranieri dove si dedicava ai mestieri più disparati per sostentarsi, seguiva, da parte della polizia (in conformità con il sistema psichiatrico di quei tempi e per le incertezze dei familiari), il ricovero in manicomio. E poi veniva visto con so...

Tema no.2 2012-2013

1. Don Abbondio e Fra Cristoforo sono due uomini di Chiesa che, pur avendo la stessa missione, non potrebbero essere più antitetici. Analizza, facendo se necessario riferimento ad avvenimenti della loro vita privata, il rapporto che i due hanno con i deboli e con i potenti che li circondano. 2. Nella scorsa settimana gli studenti del Liceo Rinaldini sono stati protagonisti di azioni di protesta che sono culminate con la simbolica occupazione dell’edificio, ora è tempo di bilanci: spiega che cosa è accaduto, come tu hai vissuto questi giorni fuori dall’ordinario e quali risultati, a livello generale e personale, sono stati ottenuti.

lezione 5 - Sulla fisicità delle parole

La poesia è un paio d'occhiali "Questo è il mio modo di sentire le cose, non è una verità, ma è un modo di sentire le cose: io le sento, le cose, in tal modo. Io non vi dico che sia tale la verità, ma sento così: sento che a un certo momento – e tutta la mia poesia è un modo platonico di sentire le cose, ed essa ha del resto due maestri nel campo dello spirito, da una parte Platone e i Platonici, e dall’altra Bergson: sono i due maestri che mi hanno sempre accompagnato quando io ho dovuto pensare. Insomma come diceva Platone noi non conosciamo le idee, noi abbiamo reminiscenze, ricordi, echi di idee.(pagina 560 –561)." FINALE Più non muggisce, non sussurra il mare, Il mare. Senza i sogni, incolore campo è il mare, Il mare. Fa pietà anche il mare, Il mare. Muovono nuvole irriflesse il mare, Il mare. Ai fumi tristi cedé il letto il mare, Il mare. Morto è anche lui, vedi, il mare, Il mare. La raccolta, pubblicata nel 1950, raccoglie tutti i frammenti spar...